CONTAINER FEST – 2012 – presentazione

Container Fest – READY TO DANCE! Edizione 2012

L’edizione 2012 di Container Fest – Ready to dance! ruota attorno a due fulcri fondamentali: il momento formativo e di ricerca costituito dalla residenza creativa e dal corso intensivo internazionale, cuore e seme del progetto, e la maratona di video danza, nuovo canale e sbocco della ricerca di Container 12.

Attorno a questi due nuclei sono messi in scena e presentati al pubblico i lavori delle compagnie bresciane No Frills e Bondavalli e degli artisti internazionali Eva Karczag e Katye Coe. La scelta è quella di dare al festival un elemento di continuità con le precedenti edizioni attraverso la proposta di uno stage intensivo di quattro giorni condotto dalla coreografa olandese Eva Karczag e la presentazione di un lavoro site specific nato dalla residenza creativa di Container12.

Allo stesso tempo si intende aprire l’orizzonte a un canale artistico nuovo, quello della video danza e, tramite questo, compiere un’azione di incursione artistica all’interno di luoghi cittadini inediti o di riscoperta di luoghi conosciuti ma che si intende mostrare da un punto di vista nuovo e non quotidiano.

 “Il mio interesse maggiore è per la vitalità della danza e del performer che considero come un organismo sofisticato e complesso, animato dalla vita interiore, dalla fisicità e dall’energia. L’approccio al movimento è somatico, la danza è spoglia di qualsiasi forma riconoscibile: si parte dal corpo, dalla persona, da questo organismo complesso nella sua fisicità che si articola in un sistema di percettori, energie, peso, muscoli, tessuti, ossa; un organismo mosso anche dal complesso mondo dei vissuti, della memoria, dell’immaginario e, in generale, della vita interiore.

Il metodo usato invita la mente analitica del danzatore a collaborare con la sua mente intuitiva, favorendo l’accesso alla creatività del danzatore stesso.

Fin dagli esordi mi muove la mia personale ricerca, avviata, supportata e spinta verso le forme più innovative da insegnanti e teorici della danza contemporanea inglese come Sarah Rubidge, Valerie Preston-Dunlop, Ana Sanchez-Colberg e Sarah Rubidbe così come di artisti di fama mondiale come Wendy Yuston (DV8), Russell Maliphant, Sue McLannon, Siobhan Davies, Rosemary Butcher. 

Fondamentale l’incontro con la statunitense Joan Skinner e ancor più con Stephanie Skura e il suo radicale approccio artistico. Con Stephanie, le affinità artistiche sono di tal portata da decidere di avviare una collaborazione artistica per le perforances Ruins Memories e Prima Fila create a quattro mani. Stephanie mi ha aiutata a dare chiarezza di pensiero al mio stesso metodo, mi ha resa consapevole di come stavo lavorando, di cosa chiedevo ai danzatori e mi ha aiutata a chiarire il linguaggio per ottenerlo. Tutto ciò ha spinto avanti la mia ricerca e il lavoro che ne deriva.

Il corpo di conoscenze che sottostanno al mio attuale metodo di lavoro attinge ai principi Labaniani, Skinner releasing, alla Contact Improvisation e Klein Technique.

Anche la ricerca più focalizzata sul movimento, sul complesso vocabolario del corpo, sulle dinamiche del movimento, sulle tecniche utilizzate per costruire le relazioni tra i danzatori (contact improvisation, partnering) viene sempre esplorata a partire dalla complessità dell’atto performativo del danzatore.

La partitura coreografica origina dall’improvvisazione e utilizza la composizione istantanea.

Il movimento è spoglio da ogni codice e prende forma in relazione al lavoro stesso, al performer, alla ricerca di temi, di relazioni, di interessanti qualità di movimento, componendosi in una struttura che rende la performance replicabile.

Così anche nella scelta dei contenuti artistici di Container Fest – Ready to dance! vado in questa direzione.”

Manuela Bondavalli